Non fidatevi se è “un tipo” Tradire è più che mentireTempo di lettura: 6


È una serata calda per essere fine aprile. Sul terrazzo il barbecue è quasi pronto, gli ospiti ci sono tutti: noi due, gli amici e lei.

“Ti aiuto a scaricare il beveraggio?”, mi approccia così nel parcheggio del condominio. È gentile e imbarazzata. Ha sul volto e nella gestualità lo stesso imbarazzo della mia ragazza quando ci ritroviamo in tre in ascensore. Sembra quasi che loro due non si conoscano, eppure hanno trascorso la giornata insieme: io mi sento stranamente di troppo.

“Entrate pure, vi raggiungo tra poco”, mi congedo così da loro due, devo tornare giù a recuperare la torta.

Torta che ho fatto appositamente fare da un amico pasticcere per una delle mie più care amiche, quasi sorella potrei dire, che festeggerà il suo compleanno a mezzanotte.

Su richiesta di una comune amica (ora ex amica) ho dovuto aggiungere anche il nome di lei sulla torta perché, fatalità, compie gli anni oggi: buon compleanno Sabrina.

Sapete quelle sensazioni strane, poco piacevoli che si hanno incontrando una persona per la prima volta? Quelle a cui non vorresti dar peso perché ti senti giudicante? Ecco, a me è capitato conoscendo Sabrina qualche settimana prima.

Eravamo a un aperitivo e lei, entrando dalla porta del bar, si presentò e salutò tutte ma si fermò un istante di più sulla mia ragazza (ora ex ragazza).

Mi bastò quell’istante in cui le strinse la mano per avvertire che qualcosa sarebbe andato storto.

“Sbaglio o non aveva occhi che per te?” domando alla mia ragazza appena saliamo in auto dopo l’aperitivo.

“Ma figurati, è una donna timida e schiva”, mi risponde.

“Per essere schiva è rimasta ad ascoltarti incantata per tutta la sera! Ma non è che ti piace?”

“È un tipo” mi risponde.

Per esperienza, se mai vi sentirete rispondere così, sappiate che equivale a “l’avrei limonata più che volentieri”.

Tornando alla sera del bbq, risalgo e consegno la torta all’ospite.

Si stappano bottiglie e si brinda intorno alla griglia.

Qualcuno racconta della giornata appena trascorsa, delle sensazioni provate durante il volo in aliante. Loro due in disparte, sorseggiano vino, si guardano e ridacchiano: la complicità è palese.

Oggi non ero con la compagnia al campo di volo, non posso sapere cosa sia successo, ma posso immaginarlo.

Chiedo alle amiche più fidate, le quali confermano che le due hanno trascorso parte del tempo da sole e che ad un certo punto si erano defilate: sgretolo il calice di vino nella mano.

Vado dalle due e chiedo alla mia ragazza di poterle parlare, Sabrina si allontana alla velocità della luce.

“Dimmi cosa sta succedendo tra voi due?”

“Nulla. Perché?” mi risponde.

“Perché è evidente un certo feeling. Raccontami di oggi…”

“Ti ho già raccontato tutto a casa, non ho nulla da aggiungere.”

“Mi dicono che ad un certo punto non c’eravate più, dove eravate finite?”

“Siamo sempre state col gruppo, tranne quando siamo andate in bagno. Adesso smettila di assillarmi, Sabrina è una possibile nuova amica e tu mi stai mettendo in difficoltà. Ti pare il caso di farmi un interrogatorio?” Se ne va.

Resto come un’imbecille sola e ferma in mezzo al terrazzo, la mia ragazza va a sedersi dentro casa.

Raggiungo le altre, lascio sbollire gli animi.

Inizia la cena.

Sabrina è seduta a distanza di sicurezza da noi, le conviene.

Passa il tempo, un brindisi dietro l’altro e la serata si fa più distesa.

Abbandono il tavolo, vado ad aiutare le serial-griller che hanno bisogno di rinforzi per riempire velocemente i vassoi.

Con la coda dell’occhio vedo la mia ragazza e Sabrina alzarsi da tavola e uscire sul terrazzo a pochi metri da me, nulla di male.

Rientro con i vassoi stracolmi di cibo. Perdo di vista le due.

Seduta al tavolo rido e scherzo con le amiche, fino a quando una di queste non diventa seria e mi dice “girati”.

Mi volto e vedo una scena che non mi sarei mai aspettata: Sabrina e la mia ragazza che cadono abbracciate rovinosamente a terra ridendo e rotolando. Restano distese una sull’altra con le labbra a un centimetro di distanza.

Impassibile le guardo e voglio vedere come va a finire questa buffonata.

Le mie amiche più strette sono pietrificate e imbarazzate.

Le due “vecchie adolescenti” si ricompongono, si accorgono d’aver dato spettacolo e ridono a crepapelle. Loro! Perché tutti noi invece no.

Angela mi trattiene mentre mi dice “resta qui, la serata è lunga e avrai modo di capire meglio”. In effetti non eravamo neppure a metà serata.

Ero combattuta sul da farsi: uscire e fare una scenata o attendere un passo falso più concreto? La seconda opzione.

Tornano a sedersi anche Sabrina e la mia ragazza, si prosegue col buon cibo e il buon vino.

Le mie amiche sono mie fedeli complici, mi aiutano a far finta di nulla pur tenendo le due sotto controllo.

Ovviamente per me la serata non è più piacevole, ha perso quel sapore allegro e spensierato che hanno sempre avuto i momenti trascorsi in compagnia.

Esco a prendere un po’ d’aria sotto un cielo punzonato di stelle, appoggiata al muretto del terrazzo guardo lontano e lascio andare quel sapore amaro che ha invaso il cuore.

Mi fanno compagnia lo scoppiettio della brace e il brusio delle risate provenienti da dentro l’appartamento.

Sento due braccia avvolgermi i fianchi e un volto posarsi sulla mia schiena. Silenzio.

Stringe di più come a voler provocare una mia reazione, ma non muovo un dito.

“Lo sai che amo solo te” e mentre lo dice lascia l’abbraccio per accarezzare la mia schiena con entrambe le mani.

“Abbiamo bevuto tutti un po’ troppo. Mi sto solo divertendo e tu non devi prendertela, ma soprattutto non devi fraintendere. Rientri?”

Io non avevo bevuto e neppure le mie amiche. Sobrie, non avevamo frainteso.

“Resto qui ancora qualche minuto” le dico per congedarla e respirare ancora un attimo da sola.

“Va bene, io rientro.”

Consumati i sospiri, rientro anch’io.

Quasi al dolce è ora di recuperare i regali. Scendo alle auto con altre amiche.

Risalite, la tavola è apparecchiata per accogliere torta e brindisi. Posiamo i regali. Cerco lei, non la vedo fino a quando non sbuca da un angolo del terrazzo invisibile da dentro l’appartamento.

Rientra e viene verso di me. Rientra anche Sabrina ma non prima di aver spento la sigaretta.

Sul volto delle due leggo lo stesso imbarazzo di ore fa.

Arriva la torta, sale l’emozione delle festeggiate.

La mia ragazza mi guarda languida e mi bacia: il sapore di fumo sulle sue labbra mi gela il sangue.

Le faccio una sola domanda: “hai fumato?”

La risposta è immediata: “no, perché?”

Avevo avuto la mia risposta.

Non ricordo i minuti a seguire, un blackout emozionale si impossessò di me.

Nei giorni a seguire ci fu l’ammissione dell’innamoramento tra le due, dei baci, ecc.

 

Fidatevi delle vostre sensazioni, ma soprattutto se la vostra ragazza vi dice che la tal tizia “è un tipo”, mollatela!

 

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