Testa sotto il cuscino 8° puntata di Piazza CastelloTempo di lettura: 8


Mentre aspetto il tram rispondo a Martina: “ciao Marti, spero tutto bene. Se è urgente puoi chiamarmi anche ora, altrimenti stasera va benissimo”.

Non ricevo risposta.

L’indomani partiamo per Lido di Camaiore in quattro: io, Silvia, Barbara e Carla.

Barbara e Carla sono fidanzate da un’eternità. Sempre felici e mai una crisi di coppia. Praticamente un miracolo.

La casa al mare di Silvia è degli anni settanta, ristrutturata da poco, piccola e molto carina.

Mi ricordo del messaggio inviato a Martina e accenno alle ragazze il fatto che non ho ricevuto ancora risposta.

Silvia precede di poco una mia domanda e mi comunica che Martina ha lasciato Benedetta due giorni fa.

Resto perplessa. Ero l’unica a non saperlo.

Insisto con Silvia: “scusa, ma come è possibile? Il ventisei eravamo da lei e mi sembrava tutto normale”.

Interviene Barbara: “purtroppo era da un po’ che Martina si lamentava di Benedetta, è venuta a cena da noi a metà dicembre, anticipando che le cose non andavano bene e che non era più innamorata, che non sopportava più la sua gelosia, si sentiva soffocare. Per noi non è stata una sorpresa. Voleva forse dirtelo, ecco perché ti ha scritto”.

“Voleva probabilmente comunicarmelo. Però adesso mi preoccupa il fatto che non risponda al mio messaggio”.

Silvia mi rassicura: “più tardi la chiamo, stai tranquilla oppure chiamala tu, anche adesso”.

“Io?” domando a tutte e un sì collettivo si alza nel pollaio!

Salgo in camera e la chiamo mentre disfo valigia e beautycase, il cellulare suona a vuoto. Vado in bagno, mentre sono seduta a fare pipì la richiamo. Questa volta risponde, il tono è strano, tipo di chi aveva appena pianto.

“Ciao Gaia”, tira su col naso.

“Ciao Martina, come stai?”, alla mia domanda scoppia a piangere. Mi si stringe il cuore nel sentirla così. Prende un bel respiro e mi risponde: “sto male, sono stanca Gaia, Benedetta mi martella di telefonate, io vorrei invece stare solo lontana da lei e non sentirla più”.

Quanto vorrei strozzare Benedetta con le mie mani, smorzo il nervoso e le rispondo “perché non vieni al mare anche tu? Silvia e le altre sarebbero solo felici”.

Un attimo di silenzio e risponde: “mi piacerebbe. E’ una buona idea ma non ho la macchina”. Gaia ingegnati: “prendi un treno per Firenze oggi stesso. Verrò a recuperarti io in Santa Maria Novella”, sento che soffia il naso, resta un attimo in silenzio, poi accetta.

“Dai Martina, mandami un messaggio quando saprai gli orari, io raggiungo Firenze in un’ora e mezza circa, se non sbaglio strada”, ride.

Scendo dalle altre e dico che ci raggiungerà anche Martina. Sono tutte contente, non avevo dubbi.

Passano un paio d’ore ed ecco qui il messaggio di Martina: “arrivo alle 18, grazie. Ps: porto anche Molly”.

Mi rende felice saperla con noi nei prossimi giorni. O forse mi rende davvero felice sapere che trascorrerò del tempo con lei lontana dalla città e dal rottweiler.

Doccia e sono pronta: “Barbara prendo la vostra auto”.

Carla vuole unirsi a me, ma faccio in modo che restino tutte lì, “vado da sola, voi occupatevi della cena. Verso le venti saremo di ritorno. Ok?”

Silvia mi guarda e sorride maliziosa, lei sa che ho bisogno di stare un po’ per i fatti miei.

Guido fino a Firenze, cerco di distrarre la mente, concentrandomi sui discorsi degli speaker radiofonici. Più o meno riesco, ma è dura non pensare ad Anita.

Raggiunta la stazione, mancano pochi minuti all’arrivo del treno. Fatico a trovare un parcheggio e così chiamo Martina per dirle dove l’aspetto.

La vedo arrivare con il trolley e Molly che sgambetta veloce. Molly è una bassotta a pelo duro, simpatica e dolce.

“Ciao, ben arrivate”.

“Ciao Gaia, grazie davvero per lo sbattimento che ti sei fatta”.

“Non preoccuparti, l’ho fatto con piacere. Come stai?”, ma basta guardarla in faccia per capire che sta davvero male, non credo di averla mai vista così giù di morale e con gli occhi così gonfi.

La città è caotica, raggiungere l’autostrada è un supplizio. Lasciato il caos alle spalle, l’avvicinamento al mare è quasi un piacere di luci e silenzio.

In auto Martina non è molto loquace, coccola Molly. Io smetto di sforzarla al dialogo e la vedo perdersi con lo sguardo oltre il finestrino.

Interrompo il silenzio a due minuti da casa solo per rassicurarla sul fatto che siamo contente di averla con noi: “io e le ragazze siamo molto felici per questa tua scelta di unirti a noi”.

Martina non risponde, si avvicina e con una mano accarezza la mia guancia.

Arrivate.

L’accoglienza è assai affettuosa, tutte la coccolano.

La tavola è apparecchiata in stile Silvia: tovaglia a righe bianche, rosa e fucsia, tovaglioli fucsia intenso.

Non si fa cenno a Benedetta durante la cena, amabilmente spettegoliamo di tutte le altre, si salvi chi può. Nessuna.

Mi accorgo di aver pensato poco ad Anita ma ciò non basta a consolarmi. Il pensiero di lei è nella mia mente, è nel mio petto.

Silvia si avvicina, mi abbraccia da dietro e in un orecchio mi chiede: “dormi con Martina o prendo io il tuo posto?”

Caspita, è vero. Non avevo pensato a questo. Mi sento arrossire: “tu cosa suggerisci?”

Silvia stringendomi forte e sbaciucchiandomi un po’ sussurra: “ci dormo io, voi due è meglio che riposiate separate stanotte”.

Mentre preparano il caffè e le carte da scala quaranta, salgo a spostare la mia roba. Porto giù il necessario per la notte, il divano letto in soggiorno sarà il mio giaciglio.

Nonostante la caffeina, Martina e Barbara sbadigliano. Anch’io mi sento stanca anche se non ho sonno.

Ci auguriamo la buona notte.

Apro il divano letto Ikea e mi ricordo quante volte Silvia ci ha fatto sesso col suo ex, quando questo pezzo d’arredo era nella loro casa di Milano. Cerco di cancellare quell’immagine e lo preparo per la notte.

Sento alle mie spalle qualcuno andare in cucina, penso sia Silvia, ma girandomi vedo Martina che è scesa a prendere la ciotola per l’acqua di Molly.

La luce è soffusa, restiamo a guardaci per più di un secondo. Nessuna parola, solo un sorriso e lei risale.

Sono nel letto e fisso il soffitto, poi mi giro e mi rigiro, fisso nuovamente il soffitto quando ad un certo punto sento Molly che mi lecca il braccio, ma prima di realizzare che sia lei, mi scosto di scatto.

Nel non buio assoluto la vedo scodinzolare e grattare la coperta. “Sali pantegana” e la tiro su. Si arrotola addosso a me.

Profuma di Martina. Carezza dopo carezza mi addormento.

Testa sotto il cuscino, sento rumore di tazzine e profumo di caffè. Resto immobile per due motivi: il primo è che ho ancora sonno, il secondo è che questo divano mi ha rotto la schiena.

Una mano calda si posa sui miei dorsali e comincia a scuotermi dolcemente: “Silvia non rompere”.

Ma con mio stupore è la voce di Martina a rispondermi: “mi hai rubato il cane questa notte? Lo vuoi un caffè?”.

Via il cuscino, mi giro e la vedo lì, seduta sul bordo del letto in tenuta da running. Con gli occhi mezzi chiusi le chiedo “ma tu sei andata a correre?”

Lei: “sì, più di un’ora fa. Dormivi come un ghiro. Alzati”.

Mi metto il cuscino in faccia, la sua mano è poco sotto il mio seno e l’altra impegnata a togliermi il cuscino dal viso. Mi piace sentirla su di me. Lascio la presa, il cuscino vola, Martina mi fissa, si avvicina ma in quel momento arriva Barbara e Martina si ricompone. Sarebbe potuto essere un bacio?

Richiudo il divano letto, mi metto la felpa e mi trascino in cucina dove mi aspettano il caffè e Martina.

Mi avvicino al lavello, guardo fuori dalla finestra, c’è un sole bellissimo.

Prendo il mio caffè in piedi, Martina si posiziona davanti a me e chiede: “posso abbracciarti?”.

Sicura rispondo “certo che sì”. Lei teneramente mi stringe e mi sussurra: “grazie per l’invito, per il passaggio e per esserci”.

Non sentendo allentare la presa, appoggio la tazzina sul piano accanto al lavello e ricambio l’abbraccio. Qualche secondo e faccio scivolare le mie mani lungo i suoi fianchi, con una leggera pressione cerco di staccarla da me, ma percepisco la sua resistenza.

Barbara rientra in casa e ci sorprende così avvinghiate, mi guarda e sorridendo mette il suo dito indice davanti alla bocca in segno di silenzio e nel mentre sale al piano di sopra.

Ritento il distacco dicendo “ti tocca rifarmi il caffè, sarà freddo ora”.

Martina risponde: “mamma mia che noiosa” e ridendo si scolla da me.

Mi dà un bacio veloce sulla guancia, prende la mia tazzina e la ripone nel microonde dicendo: “dieci secondi ed il caffè sarà bollente, ma te lo prendi tu, non sono tua moglie” ed esce dalla cucina.

Bevo piano piano, guardando fuori dalla finestra il piccolo giardino di questa casa. I mobili da esterno sono stati tutti ricoperti per bene dal papà di Silvia, tutti tranne una panca, quella sotto il glicine ora spoglio. E’ il posto dove lui va a fumare la pipa in estate e dove io e Silvia abbiamo passato intere notti scambiandoci la stessa sigaretta, bevendo coca e rum e chiacchierando col naso all’insù cercando di intravedere le stelle tra i rami.

Sembra una vita fa la prima sigaretta accesa qui fuori ed effettivamente sono passati quasi diciassette anni. Meglio uscire, questi sono giorni in cui fumerei volentieri.

 

Fine 8° puntata di Piazza Castello

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