Una dolce amara malinconia 9° puntata di Piazza CastelloTempo di lettura: 9


Mi vesto nel mio mini bagno, due metri per due. Esco e do appuntamento per pranzo alle ragazze: “ci troviamo alle tredici al ristorante Europa? Spaghetto allo scoglio per tutte”. Figuriamoci se dicono di no. Le sentii dare conferma da ogni angolo della casa, come anatre che starnazzano in uno stagno.

Silvia mi chiede “dove vai?”

“Sul pontile” le rispondo.

Uscita da casa, un sole sfacciato mi accoglie a braccia aperte. Neanche cinquecento metri e davanti a me il mare, il profumo di salsedine mi attira in spiaggia.

Adoro il mare d’inverno, profuma di selvaggio.

La spiaggia è deserta, sembra infinita, senza il brulicare estivo dei bagnanti. Qualche pescatore, due cani che corrono felici inseguendosi e poi ci sono io: mani in tasca e capelli raccolti, respiro.

Cammino adagio. Il rumore delle onde culla il mio passo, ne dà il ritmo. Vorrei che questo attimo di pace durasse per più di una passeggiata, vorrei potermelo portare a casa per riviverlo ogni tanto.

Lenta raggiungo il pontile, il mare è tutto davanti a me, immenso. Mi sento così sciocca in questo momento. Perché?

Sarà che la natura è potente, ti accoglie e ti spoglia in un attimo dalle tue frenesie e da ciò che credi sia vero e indispensabile.

Mette a nudo i tuoi problemi, che svestiti dalle paranoie, sembrano più semplici.

Così anche la situazione con Anita appare meno angosciante.

Guardo questa meraviglia e penso a quante volte mi sono sentita sul punto di mollare la città, il lavoro, il caos e tutto quello che ci viene imposto come strettamente necessario, poi però subentrava la paura di sbagliare e il carattere accudente faceva il resto. Contestualmente le storie d’amore mi incollavano ai ritmi quotidiani e così la voglia di andare via, faceva capolino solo nei momenti di rabbia o di delusione. Comodo!

Dovrei avere il coraggio di cambiare vita quando sono felice, invece di trovare le ragioni per farlo solo nei momenti di difficoltà.

Chiudo gli occhi e respiro, lascio andare i pensieri, tutti tranne uno: Anita.

Lei non scivola via tra un’onda e l’altra, anzi, lei è l’onda potente che si infrange su di me a ricordarmi le emozioni provate quando l’ho vista per la prima volta. Così scorrono le immagini di noi in tram, il primo bacio, i malintesi, l’amore fatto a colazione, la sua voce e le sue carezze delicate.

Stringo le mani sulla ringhiera fredda del pontile.

Il sole mi scalda le spalle e scintilla sul metallo, sull’acqua, rendendo calde le tonalità fredde di questo periodo.

Un leggero alito di vento mi accarezza il volto e mi spettina un po’ i capelli. Nel cuore avverto una dolce e amara malinconia.

E’ assurdo aver perso la testa per una donna in così poco tempo, ancor più assurdo a quest’età.

Ma se è successo, una ragione ci sarà.

E’ vero che sono sempre stata sulle difensive con lei, ma ero pronta a lasciarmi andare, a rischiare. Invece Anita con quella sua frase “io non voglio la tua vita tra le mie mani”, mi ha trasmesso insicurezza e fatto capire che viviamo questa frequentazione probabilmente con trasporto diverso e forse con intenzioni differenti. Averla infine vista rincasare in dolce compagnia, mi ha dato il colpo di grazia.

Se invece mi sto sbagliando su tutto?

Se la sua risposta è stata dettata dalla paura della responsabilità? Può essere che la tizia con lei fosse solo un’amica?

In qualche modo sa di avermi ferita ed è convinta di avermi persa per sempre e se fosse proprio per questo motivo che non mi cerca? Magari sta attendendo ch’io ritorni da lei.

Troppi “se” Gaia, datti una mossa e chiarisci se hai bisogno di spiegazioni.

Ti sei accorta che stai perdendo tempo? A quarant’anni non si può restare in bilico tra rimorsi, paure e desideri.

Metti da parte l’orgoglio, le ferite e dai le risposte ad ogni tuo dubbio, se è vero che ti manca e se è vero che un sentimento c’è, allora chiamala. E’ l’unica cosa giusta da fare. Oppure basta per sempre.

Ti sei mai chiesta se ci vuole più forza per chiamarla e parlarle, invece che sopportare il dubbio e ingoiare un sentimento? In fondo cos’hai da perdere a chiamarla? Nulla.

Prendo il cellulare dalla tasca, faccio un respiro profondo e la chiamo.

Suona.

Risponde: “ciao Gaia”.

“Ciao Anita, spero di non disturbarti”, ho il respiro corto e il cuore che batte forte in gola, sono agitata.

“Non disturbi” dice sicura e con tono lontano da quello caldo e accogliente che aveva con me, è piuttosto rigida.

“Ti ho chiamata perché avrei bisogno di chiarire alcune cose”.

Dall’altra parte un asettico “sono qui, dimmi pure”, mi schiaccia ma reagisco, perché in fondo questa telefonata mi serve: o la va o la spacca.

“Mi è chiaro che non vuoi che ti affidi la mia vita e ammetto che questa cosa mi ha parecchio ferita, tanto da fuggire, ma ho sbagliato ad andarmene. Ti avrei dovuto dire esattamente cosa significa, per me, mettermi nella mani dell’altra. Ci sei?”.

Con tono rigido risponde “sì, ci sono. Ti ascolto”.

Il suo ermetismo mi sta dando sui nervi. Proseguo “riporre la mia vita in te, significa darti totale fiducia, darti tutta me, senza se e senza ma. So che in questo modo ti incarico di una certa responsabilità, ma non riesco ad essere diversa in amore. Non posso avere dubbi”. Nessuna interruzione dall’altra parte del telefono, sembra quasi ch’io stia parlando da sola: “Anita a casa tua ci siamo dette una cosa molto importante, abbiamo parlato di innamoramento e le tue parole, i tuoi gesti mi avevano fatto intendere che le tue intenzioni andavano oltre una semplice conoscenza o una scopata, sbaglio?”

Finalmente risento la sua voce: “non sbagli Gaia, non sbagli affatto. Mi sono ritrovata spiazzata davanti alla tua frase, arrivata dopo l’ennesima illazione, l’ennesimo attacco. Mettiti nei miei panni per un secondo, non ho fatto altro che dovermi difendere e giustificare in quasi tutti i nostri incontri e quindi sono io che ti chiedo una cosa importante: sicura di esserti innamorata di me? Sei sicura di voler affidare la tua vita ad una donna che conosci da così poco? Perché a me sembra che hai mille dubbi e non proprio tutta questa sicurezza”.

Sono spiazzata. La sua risposta effettivamente non fa una piega dal suo punto di vista.

“Anita, hai tutte le ragioni per rispondere così”, non riesco a dire altro e anche dall’altra parte non viene aggiunto altro.

Sento salire un nodo in gola che a fatica ricaccio giù. Sembrano eterni questi secondi.

“Dove sei?” rompe il silenzio con questa domanda.

“In Versilia” rispondo e proseguo “non voglio rubarti altro tempo”.

Subito mi controbatte: “non mi rubi tempo, vorrei vederti di persona e parlare vis à vis. E’ un tema importante e direi fondamentale per prendere una decisione”, queste sue parole mi rincuorano, non sono l’unica ad aver bisogno di chiarimenti.

“Gaia se vuoi posso raggiungerti oggi stesso” dice Anita.

La sua proposta mi destabilizza mettendomi agitazione e incerta rispondo: “mi cogli di sorpresa Anita, sono al mare con le mie amiche, ospite di Silvia e dovrei chiedere a lei, perché è a casa sua che alloggio”.

Pronta ribatte: “non ci sono hotel lì dove sei?” e lo dice ridendo, finalmente.

“Certo che ci sono, fammi chiedere e fammi riflettere.”

“Gaia su cosa devi riflettere? Io ti desidero da quel cinque dicembre quando ti ho incontrata sul tram e per quanto possa apparirti folle, ogni ora che passo lontana da te, mi sembra tempo perso. Però se vuoi prenderti un periodo di riflessione, per me va bene. Ricordi?”

“Cosa?” le chiedo.

“Quello che ti ho detto una domenica mattina a casa tua, non sono qui per metterti in difficoltà” e il suo tono è nuovamente caldo.

“Lo ricordo benissimo. Voglio essere sincera con te, la tua proposta mi spiazza.”

“Perché?” domanda.

“Perché ero praticamente partita arrabbiata e convinta che non ci saremmo viste e sentite per giorni o forse mai più e questa tua idea da una parte mi rende felice, dall’altra mi fa paura.”

“Gaia mi stai dicendo che ti faccio paura?”

“Anita non so cosa mi stia succedendo, è accaduto tutto così velocemente che sono confusa.”

Qualche secondo di silenzio e poi Anita aggiunge “ma tu credi ch’io non abbia paura? Credi davvero che non mi sia posta qualche domanda sull’opportunità di una relazione con te? Ma sai cosa c’è?”

“Cosa?” le rispondo.

“C’è che non posso non tentare di viverti. So che mi pentirei.”

Su questa sua affermazione riesco solo a dire “vorrei che tu mi abbracciassi ora”.

“Gaia, io sono a lavorare a Firenze e stasera potrei essere da te. Se lo vuoi, mi organizzo e ti raggiungo.”

Le rispondo “mi spiace abbandonare le ragazze”.

“Non sei obbligata ad abbandonarle. A me farebbe piacere conoscerle.”

Mi fa sorridere questa cosa, perché immaginarla insieme alle mie amiche è farla entrare nel mio mondo, nella mia quotidianità, negli affetti più veri. Poi, povera, lei non sa che nel caso la massacreranno di domande.

“Anita, raggiungo le ragazze al ristorante e chiedo loro. Se non vedo smorfie strane, ti mando un messaggio. Ok?”

Anita accetta “ok Gaia.”

Ci salutiamo anche se si percepisce che nessuna delle due vorrebbe riattaccare, ma è giunta l’ora di pranzo e non voglio tardare all’appuntamento.

Arrivata puntuale al ristorante, non c’è ancora nessuna delle mie galline.

Un cameriere gentile mi fa accomodare.

Ho un momento mio per far marinare le parole dette durante la telefonata.

“Eccola qui l’anima solitaria” esordisce Barbara arrivando al tavolo col resto della compagnia.

“Ecco qui le mie galline,” rispondo, “sedetevi dai che ho fame. Ordiniamo!”

Molly sotto il tavolo si accovaccia sui miei piedi.

Non faccio segreto della mia telefonata ad Anita. Ho fretta di capire se la sua presenza sarà gradita o meno. Apprendo che per Silvia non c’è problema, neppure per Barbara e Carla, ma mi lascia un po’ esitante la risposta nervosa di Martina: “vorrà dire che farò coppia con Silvia”.

Scrivo ad Anita, dandole l’indirizzo. Mi risponde confermando che arriverà per le venti, massimo venti e trenta.

Sono felice ed impaziente.

Il pranzo è ottimo. Il caffè lo prendiamo sedute in spiaggia su gentile proposta del cameriere.

 

Fine 9° puntata di Piazza Castello

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