La cena si conclude senza scosse. Nessun gesto avventato, nessuna parola fuori posto. Solo quel punto interrogativo enorme che mi rimbalza in testa come una pallina da flipper:
E adesso?
Per anni, inconsciamente, ero attratta da lei.
Ma mai avrei pensato di esserlo davvero. Non così. Non dentro le ossa.
C’è un dettaglio che ho dimenticato di raccontare.
Sono sposata.
Il mio compagno — che è molto più lucido di me quando si tratta di leggere i miei silenzi — aveva percepito qualcosa già da tempo.
Una volta mi disse:
“Quella ti piace.”
Io avevo riso. Di pancia. Poi avevo fatto finta di dimenticarlo.
Durante la cena, forse un po’ complice i due gin tonic, le confesso questa cosa. Le dico che forse il mio compagno è geloso. Che ha notato qualcosa.
Il mattino dopo una notifica sul telefono.
Messaggio.
Lo leggo senza nemmeno aprire bene gli occhi.
“Faceva bene ad esser geloso.”
Alt.
Stop.
Fermi tutti.
Non si è aperta una porta.
Si è spalancata la fortezza del castello.
La testa va. Le emozioni partono.
Un fiume che rompe gli argini.
E io lì, col caffè tra le mani, a fissare il messaggio e a sentire ogni millimetro del mio corpo che si sveglia.
Perché ora non è più solo un pensiero vagamente proibito, ora è reale.
E la domanda che mi gira in testa come una sirena d’allarme è solo una:
E adesso?
Adesso le chiedo di vederci per un caffè.