L’amore a colazione 3° puntata di Piazza CastelloTempo di lettura: 6


Era da parecchio che non mi svegliavo con un sorriso ebete e il vibratore nel letto.

Stiracchiamenti vari, mi trascino in cucina, preparo la moka e attendendo il caffè sbircio il cellulare, sobbalzo vedendo che dieci minuti fa Anita ha scritto “colazione insieme?”

Oh cavolo che agitazione, rispondo: “buongiorno, cado dal letto ora. Dammi il tempo di cambiarmi. Dove ci troviamo?”

Anita: “scegli tu, io sono sotto casa tua”.

Un misto tra felicità e confusione, cosa rispondo? Maledizione. Azzardo “io preparo il caffè, tu recupera due brioches e sali”.

Non ci posso credere! Son tutta plissettata.

Corro in bagno, doccia veloce spazzolando anche i denti sotto il getto. Sono pronta. Sento il caffè che borbotta, spengo appena in tempo.

Come mi vesto? Maglione e jeans?

Il telefono suona ed è Anita che mi dice: “brioches recuperate ma non so il tuo cognome per citofonare”.

Rido, “seleziona il 31, terzo piano, ti mando l’ascensore”.

Niente trucco, solo i capelli raccolti in una coda improbabile e sono sulla porta ad aspettarla. La vedo uscire dall’ascensore e finalmente non indossa abiti da guerriera d’ufficio. Ha il suo fascino anche così.

“La bellezza di una donna si vede al mattino e tu sei meravigliosa” dice arrivando davanti a me e mi bacia.

Rispondo: “grazie, potrei dire lo stesso. Entra”.

Passandomi accanto mi ribacia e io ricambio. Chiudo la porta dietro me e tremo, perché penso che mi sto mettendo nei guai. La invito a seguirmi in cucina, si siede e mi guarda sorridendo mentre verso il caffè nelle tazzine.

“So che tutto ciò può sembrare assurdo, ma mi piaci davvero tanto Gaia.”

Lusingata rispondo: “anche tu mi piaci e forse mi piaci troppo, quel troppo che spaventa perché non sai se potrai controllarlo”.

“I sentimenti non si controllano Gaia” e lo dice guardandomi dritta negli occhi. “Hai ragione Anita, ma in fondo io non so chi sei, non conosco la tua vita e soprattutto se davvero stai chiudendo la relazione con quella lì”.

L’aria si fa leggermente tesa.

“Annie, quella lì come dici tu, appartiene al passato e comunque buongiorno.”

Mi sento stupida, sto rovinando un bel momento.

“Scusami Anita, non volevo.”

Un silenzio pesante si siede a far colazione con noi.

Lei è piuttosto risentita, gli occhi sono bassi e intuisco che è delusa.

Mi alzo dalla sedia, mi avvicino a lei e delicatamente le alzo il volto, la bacio e poi la stringo a me.

Si alza e cercando di scrutare i miei pensieri attraverso i miei occhi, con voce sottile dice: “possiamo salutarci ora e prendere del tempo, se credi. Ritrovarci un domani, se avremo voglia. Io non sono qui per metterti in difficoltà”.

Non ho assolutamente idea di come desidero che questo mio film prosegua, per una volta non penso ma agisco, la abbraccio forte. La abbraccio e la bacio, lasciando che il desiderio che sento sulla pelle, possa arrivarle dentro.

La bacio come se la stessi amando da sempre.

In piedi in cucina lascio che le sue mani finiscano sotto il mio maglione ed ho solo voglia di sentirle sul mio seno. Accontentata.

Le mie mani sul suo sedere, ora sui suoi fianchi e poi sotto il suo maglione. La sua pelle è calda e morbidissima.

Anita inizia a spogliarmi e mentre la bacio cadiamo appositamente sul divano lì vicino.

I maglioni sul pavimento, lei così decisa sul mio seno, slaccia i miei jeans e i suoi. E anche i pantaloni finiscono sul pavimento.

E’ su di me, sul mio collo con le sue labbra che leggere si muovono verso le spalline del mio reggiseno, abbassandole torna a baciarmi.

Con una mano libera il mio petto dal reggiseno, ora sento tutta lei su di me.

I suoi seni inesistenti, premuti sui miei, mi eccitano. Mi bacia e scivola sul mio ventre.

Bacia lentamente ogni centimetro di pelle che la separa dal mio perizoma. Un sole sfacciato entra dalla portafinestra e illumina la sua schiena magra e muscolosa.

Mi inarco sentendo la sua lingua tra le labbra, sono bagnatissima. Mi penetra.

Le mie mani sui suoi capelli seguono il movimento della sua testa, della sua lingua: vengo. E’ meraviglioso.

Con le mani porto il suo volto sul mio viso e la bacio, le mordo la bocca, il seno e scivolo sotto il suo corpo, ho il solo ed unico desiderio di assaggiarla e di capire se anche lì troverò fragola e tabacco.

Miele, dolce, un clitoride pronto per essere piegato dalla mia lingua.

Ansima, viene, poi torno alla sua bocca lentamente, bacio dopo bacio viaggio tra il suo ombelico e le sue costole. Giro intorno al suo seno ed eccomi sulla sua bocca.

Profumiamo di caffè e sesso. Non una parola, prendo il plaid e copro la nostra pelle.

Abbracciate, ho la testa sul suo petto, mi bacia la fronte.

E’ un momento perfetto. Non esiste altro. Guardo questa stanza ed il sole così penetrante che si riflette sullo specchio e colpisce gli addobbi glitterati, creando una luce atipica per essere quasi Natale.

“E le brioche?” le chiedo ridendo.

“Se fai un altro caffè, possiamo provare a rifare colazione”, sorride.

La scopro e mi rimetto il maglione, vado a fare il caffè.

Mezze nude facciamo finalmente colazione.

Le chiedo “ti va di stare con me oggi?”

“Mi piacerebbe molto, ma alle diciassette passa a prendermi un collega, devo tornare a Firenze, domani alle dieci ho una riunione importante.”

“Capisco… quando tornerai?” le domando con un tono di voce non più allegro.

“Tornerò giovedì mattina o mercoledì sera, dipende dal cliente. Però oggi posso restare con te fino alle tre più o meno.”

Io che so rovinare ogni bel momento, stavolta sorprendo anche me stessa e le dico: “bene, abbiamo tre ore per fare l’amore, andiamo di là”.

La trascino in camera e la spingo sul letto sfatto, rimbalzano lei ed il vibratore. Lo vede e prendendolo comincia a ridere e a chiedermi: “e questo?” Arrossisco, ma strappandoglielo dalle mani, ribatto: “questo ha fatto quello che avresti dovuto fare tu ieri sera!”

Tra una risata, un orgasmo e dolcissimi silenzi, le tre ore passano velocemente.

Anita si alza e comincia a rivestirsi recuperando i suoi capi sparsi un po’ ovunque.

Improvvisamente sento freddo. La guardo e sapere che andrà via mi mette tristezza.

“Devo andare, devo preparare valigia e documenti. Mi spiace da morire Gaia.”

Sul mio volto credo stia comparendo un velo di malinconia, lo stesso che sento posarsi sul cuore. Cerco di reagire e farmi scivolare via l’aria da cane abbandonato: “chiamami… Anita non lasciarmi troppo tempo senza farti sentire, ok?”

“Non temere Gaia”. Sigilla con un bacio questa promessa.

Passano cinque minuti e squilla il cellulare, è lei: “ciao, eccomi. Spero non sia passato troppo tempo”.

Sorrido dicendo: “sei davvero stupida”. Apprezzo però che mi prenda in giro, lo trovo un modo affettuoso per strapparmi un sorriso.

Di primo impatto Anita sembra una donna senza sentimenti, austera. Credo, che per la sua professione, non possa permettersi di far trasparire alcuna emozione, ma quando è a pochi centimetri da me e mi guarda, è fuoco puro, strabocca di passione e dolcezza.

 

Fine 3° puntata di Piazza Castello

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