Piazza Castello ore venti 4° puntata di Piazza CastelloTempo di lettura: 6


A cena da Silvia l’argomento sono io e l’essermi tolta le ragnatele dalla zona intima. Il bello delle donne è che sembra non parlino mai di sesso, ma in realtà lo fanno eccome, a modo loro, lo fanno forse anche più degli uomini.

“Per me, però, quello di oggi non è stato sesso. Io ho fatto l’amore con questa donna. Non ho semplicemente scopato!”

Qualche amica ridacchia e sfotte, ma Silvia sorride ed esclama: “ti sei innamorata!”

Tutte mi guardano. Imbarazzata rispondo: “non lo so, è strano per un diesel come me, ma un sentimento c’è, non posso negarlo”.

Anita, come promesso, mantiene l’impegno di farsi sentire. Con telefonate o messaggi, il buongiorno e la buonanotte non sono mai mancati.

Programmato il suo rientro per giovedì mattina, mi invita a cena a casa sua la sera stessa. Accetto.

Il tempo di tornare a casa e prepararmi, raggiungo per le venti piazza Castello.

Citofono e il portone fa click davanti a me, invitandomi ad entrare.

Salgo all’ultimo piano di un palazzo elegantissimo.

Arrivo al suo pianerottolo, le porte dell’ascensore si aprono e lei è lì davanti alla sua porta ad attendermi: bellissima.

“Ehi, ciao” e mi bacia. Sento un suo vicino di casa uscire e salutarla, ma Anita non molla le mie labbra. Da dietro la sua schiena spunta una rosa rossa, intensa e carnosa, porgendomela mi invita a entrare.

Quanto adoro i gesti galanti da uno a dieci? Diecimila.

Casa sua è stupenda, da catalogo. Forse un po’ minimal per i miei gusti, ma davvero bella. E’ un open space, la zona cucina è quasi grande come il mio appartamento.

Luce soffusa ovunque, il bianco spicca ed è interrotto solo da contrasti di legno scuro che sembrano un tutt’uno col parquet.

Anita dietro di me, sfila il mio cappotto dicendo: “questa è casa mia, Gaia e tu sei la prima persona ad entrarci oltre a me”.

Mi giro stupita. “Davvero? La prima?” domando.

“Sì! Ho fatto di tutto affinché venisse pronta prima di Natale. Insomma, da che ti conosco ho accelerato ogni cosa per poter avere uno spazio mio, senza ricordi del passato.”

Le do un bacio sulla guancia e cerco conferme: “quindi ora sei single?”

Sorridendo Anita risponde “tu che dici? Stupida… Ho anticipato il rientro da Firenze a martedì, volevo assolutamente avere tutto pronto per organizzare una cena tutta per te, tutta per noi”.

“Quindi mi hai mentito?”, le chiedo.

“Diciamo in parte, ma a fin di bene”, risponde lei.

“Anita, io ti avrei potuta aiutare col trasloco, in fondo ne ho fatto uno pochi giorni fa.”

“Grazie Gaia, ma non è stato faticoso. Qui è tutto nuovo, tranne i miei vestiti che per fortuna son pochi. Era giusto ch’io mi occupassi da sola di preparare e spedire a Londra ciò che rimaneva di Annie e della mia storia con lei nella vecchia casa.”

La guardo un po’ perplessa perché conosco bene le storie d’amore tra donne e raramente si chiudono senza portarsi strascichi in altre relazioni. Ci vuole tempo.

Io ho impiegato due anni, tanto Xanax e parecchi appuntamenti con la mia psicoterapeuta per dimenticare Federica.

“Ora sei tutta mia?”, domando in maniera provocatoria.

“Diciamo di sì, anche se io non appartengo a nessuno, se non a me stessa” e lo dice seriamente indossando la sua espressione impenetrabile.

“Hai l’aria della perfetta stronza quando hai questa espressione. Forse sei stronza ed io miope.”

“Gaia, ho imparato che le persone appartengono solo sé stesse. Mi spiace che tu prenda male questa mia opinione” e non smette un secondo di avere l’aria austera di quando indossa la sua armatura da ufficio.

“Vedi Anita, io apprezzo la tua sincerità e non discuto la tua opinione, ma semplicemente è l’emozione che mi arriva dal tuo tono e dal tuo volto che mi spaventano.”

“Scusami Gaia, non volevo farti arrivare un pensiero negativo. Non voglio rovinare questa serata. Ho fatto anche l’albero di Natale per te. Dai vieni a vederlo.”

Cerco di scrollarmi di dosso la sensazione del botta e risposta di poco fa.

“Bellissimo quest’albero, ti rappresenta” le dico ironicamente.

Anita stupita chiede: “in che senso?”

“Nel senso che è perfetto, ordinato e freddo come te.”

Anita mi guarda e domanda: “Gaia, sei nervosa?”

“Sindrome premestruale”, le rispondo acida. Lei scoppia a ridere.

“Anita c’è poco da ridere, io sono insopportabile nei giorni che precedono il ciclo.”

“Me ne sto accorgendo Gaia” e ride ancora.

Silenzio. Sposto lo sguardo dall’albero di Natale verso la vetrata che dà sulla piazza.

In piedi, lì davanti, mi godo incantata la vista del Castello Sforzesco illuminato in tutta la sua bellezza.

Anita mi abbraccia da dietro e mi stringe forte.

Sento il suo respiro contro la mia schiena, pochi secondi e respiriamo insieme.

“Ceniamo?” mi chiede allentando il suo abbraccio.

Rispondo che va bene, anche se sarei stata ancora un po’ così, stretta fra le sue braccia.

Versa il vino nei bicchieri, uno lo porge a me e l’altro lo alza dicendo: “un brindisi a noi due, ma soprattutto al tuo cappello a cui devo molto. Se non fosse stata per quella tua dimenticanza, forse non avrei avuto la scusa per lasciarti un messaggio” e sorride mentre appoggia le labbra sul cristallo sottile.

“Giusto, al mio cappello dobbiamo molto, cin!”.

La seguo in cucina, dove si destreggia abile tra fornello, forno e padelle varie. Intuisco che ci sa fare e che per stasera ha preparato una varietà tale di pietanze da sembrare la cena della vigilia.

“Cucini sempre queste meraviglie?”

“Magari, purtroppo non ho il giusto tempo da dedicare a questa mia passione” risponde.

Non posso che complimentarmi con lei: “cerca di trovare un po’ più di tempo perché sto già mangiando con gli occhi ogni piatto. C’è un mix buonissimo di profumi”.

“Gaia vai a sederti, arrivo subito a soddisfare la tua gola.”

Inizio un gioco di provocazioni: “wow, quindi stasera mi prenderai solo per la gola?”

Si ferma, viene verso di me e mi guarda intensamente prima di dire “sì”.

“Ma come sì?” rispondo.

“E’ quello che ti meriti per le tue continue provocazioni… Dai, vai a sederti che arrivo.”

Seduta, mi guardo attorno e mentalmente confronto casa sua con la mia: un contrasto di stile e colori, però entrambe ci rappresentano.

Inspiegabilmente mi prende una leggera ansia che poi così leggera non è. Dai Gaia, non adesso, lascia andare la tua amica ansia. Ma nulla da fare, il cuore sembra pulsare sempre più potente e mi iniziano a tremare le mani.

Cerco di respirare con calma e di riportare la quiete dentro me, ma è tutto vano. L’agitazione cresce.

Arrivando al tavolo Anita si accorge che la mia espressione è cambiata: “cosa c’è?” domanda.

“Nulla… solo un po’ di ansia”.

Silenzio.

Poi la sua voce calda interrompe con un “capisco”.

Resto un po’ perplessa: “in che senso capisci?”

“Ho sofferto di attacchi di panico tanti anni fa. Ho dovuto fare psicoterapia e assumere farmaci per gestire l’ansia che ne è conseguita. Quindi ti capisco, conosco cosa vuol dire la parola ansia. Possiamo parlarne o far finta di nulla e distrarci. Come preferisci.”

“Proviamo a distrarci” sono le uniche parole che mi escono dalla gola, mentre la sensazione di una incomprensibile paura si fa strada prepotentemente, spingendo più veloce il mio cuore e accorciando il mio respiro.

“Ok. Allora facciamo così, seguimi.”

Mi alzo e la raggiungo, Anita armeggia con un telecomando e poco dopo parte la musica, riconosco Tracy Chapman.

“Abbracciami Gaia.”

Iniziamo a ballare lentamente, mi appoggio a lei, ho il volto sulla sua spalla. Sembra stia coccolando la mia anima.

 

Fine 4° puntata di Piazza Castello

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