Due domande a Casey Legler Modella queer che veste da uomoTempo di lettura: 2


Da giorni, più precisamente dalla pubblicazione sul blog dell’articolo riguardante Casey Legler, mi ronzavano in testa due domande. Rileggendo l’articolo, sfogliando alcune sue foto e soffermandomi su certi suoi primi piani, ho riconosciuto nel suo sguardo e in alcune pieghe del viso, una certa “fatica”. La stessa che vedo a volte guardandomi allo specchio, negli occhi della mia ragazza o sui volti delle mie amiche.

Casey Legler | Paul Mpagi Sepuya (Photographer)

La fatica di chi qualche discriminazione l’ha subita, qualche rospo lo ha dovuto anche ingoiare. La fatica di chi per affermarsi è rimasto semplicemente sé stesso, prendendosi qualche sputo in faccia dalla società.

Certo, oggi sia Casey che noi comuni mortali siamo felici e orgogliosi di ciò che siamo, ma il prezzo pagato ti resta stampato in faccia, resta negli sguardi malinconici persi nel vuoto, negli angoli di certi sorrisi rassicuranti.

“Lascia perdere”, mi dico, “non ha senso romperle le scatole per due domande banali”, ma mi conosco, dovevo tentare di dare una risposta a ciò che avevo in mente, altrimenti non mi sarei sentita in pace.

Così decido di scrivere a Casey Legler un veloce messaggio nel mio inglese maccheronico. Dopo pochi giorni ricevo la sua gentile risposta: le mie domande hanno ottenuto riscontro.

Lasciando perdere i saluti, vi riporto qui sotto il breve scambio.

Io: “se tu potessi tornare indietro, rifaresti tutto esattamente come lo hai fatto?”

Casey: “si, non averi potuto fare in altro modo”.

Io: “quale consiglio daresti ad una giovane donna omosessuale?”

Casey: “a volte ti sentirai risucchiare, ti sentirai abbandonata, metterai in discussione te stessa, le tue idee e chi sei. Piangerai di notte, sentendoti sola nel centro di una grande città o nel mezzo di una campagna sperduta in qualche posto. È normale. Va bene così, vai avanti. Ti voglio bene”.

Cara Casey, ti vogliamo bene anche noi. See you soon.

 

Credits foto in evidenza:
Le Monde M Magazine
Peter Lindbergh (Photographer)
Jean-Baptiste Talbourdet (Art Director)
Aleksandra Woroniecka (Fashion Editor/Stylist)
Odile Gilbert (Hair Stylist)

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