Lo smoking: grazie a Yves Saint Laurent Padre del tailleur giacca e pantaloneTempo di lettura: 2


Signore e signori, vi ho convocato oggi con molta emozione per annunciarvi una notizia importante che riguarda la mia vita privata e il mio lavoro.

Ho avuto la fortuna di diventare assistente di Christian Dior a 18 anni, di succedergli a 21 anni e di conoscere il successo con la mia prima collezione nel 1958, quarantaquattro anni fa tra pochi giorni. Da allora ho vissuto per il mio mestiere e grazie al mio mestiere. E sono molto fiero che le donne di tutto il mondo portino tailleur pantalone, smoking, caban e trench…”

Inizia così il discorso di addio alla moda di Yves Saint Laurent, era il 2002.

Padre del tailleur giacca e pantalone, nel 1966 porta in passerella lo smoking da donna, sgretolando i confini tra i generi.

Negli anni in cui i pantaloni erano inappropriati per il genere femminile e la gonna, o meglio la minigonna, definiva i canoni di femminilità, lui “rubava” dal guardaroba maschile un caposaldo e lo ridisegnava per la donna.

Segnò inevitabilmente la storia, per lo meno quella della moda, perché donò alla donna nuove possibilità d’espressione dando il via ad un cambiamento.

Yves Saint Laurent lo sapeva? Certamente. Era un precursore dei tempi, un innovativo.

“Mi dico che ho creato il guardaroba della donna contemporanea, che ho partecipato alla trasformazione della mia epoca. Mi si perdonerà di farmene un vanto, perché ho creduto da sempre che la moda non servisse solo a rendere più belle le donne, ma anche a rassicurarle, a dar loro fiducia, a permettere loro di essere consapevoli.”

Ragazzo prodigio dall’anima complessa ha sempre considerato la moda come una forma d’arte e di self-expression. Ogni collezione era il frutto della sua mente creativa e soprattutto del suo cuore tormentato.

Yves Saint Laurent, più di chiunque altro, introducendo nel guardaroba femminile capi come lo smoking, il tailleur giacca/pantalone, il trench e molto altro, diede alla donna ruoli diversi dai soliti stereotipati: poteva essere l’imprenditrice e non più solo la segretaria.

“Ogni uomo per vivere ha bisogno di fantasmi estetici. Io li ho inseguiti, cercati, braccati. Ho sperimentato molte forme di angoscia, molte forme di inferno. Ho conosciuto la paura e la terribile solitudine, la falsa amicizia dei tranquillanti e degli stupefacenti, la prigione della depressione e quella delle case di cura. Da tutto questo un giorno sono uscito, stordito, ma nuovamente in me.”

Un uomo col suo vissuto non poteva che essere ambasciatore di libertà. Libertà che si ritrovava sempre e costantemente nel suo lavoro e nella sua vita.

Sicuramente non sarebbe inciampato in una pessima campagna pubblicitaria come quella da poco ritirata dalla Maison diretta da Anthony Vaccarello.

Facile è raccontare chi è stato Yves Saint Laurent nella moda, più impegnativo e delicato è riferire chi era nel suo privato, per questo vi consiglio il libro breve ma intenso che il suo compagno, Pierre Bergé, gli ha dedicato: Lettere a Yves Saint Laurent (in vendita su ibs.it o amazon.it).

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